E se l’attesa del travaglio fosse già parte del travaglio?
Cosa tenere a mente mentre si attende di entrare in travaglio?
La data presunta? Scordiamocela.
Un nome curioso: presunta. Una finestra orientativa, certo. Ma forse un po’ presuntuoso da parte della medicina pensare di poter decidere con precisione quando un essere umano sceglierà di venire al mondo.
Negli ultimi giorni di gravidanza è facile sentirsi sospese.
Ci si ascolta di continuo.
Si osserva ogni sensazione.
Ci si chiede: sarà oggi?
E insieme arrivano consigli da ogni parte: fare le scale, camminare di più, mangiare questo o provare quello..
Con l’idea, a volte implicita, che il travaglio vada aiutato a partire.
Ma il corpo non sempre ha bisogno di essere spinto.
A volte ha bisogno soprattutto di sentirsi al sicuro: di sentirsi abbastanza tranquillo da lasciarsi andare.
Ed è qui che entra in gioco l’ossitocina.
L’ossitocina: una preziosa alleata del travaglio
L’ossitocina è un ormone che il nostro corpo produce naturalmente.
È conosciuta spesso come “ormone dell’amore” o del legame, perché entra in gioco nel contatto, nella tenerezza, nella vicinanza, nel piacere.
Ma è anche una protagonista del travaglio.
Sostiene le contrazioni uterine.
Accompagna il corpo nell’aprirsi.
Aiuta la nascita a trovare il suo ritmo.
E c’è una cosa importante da ricordare: non possiamo comandarla.
Non esiste un interruttore da accendere ma possiamo creare intorno a noi le condizioni che la favoriscono.
Possiamo preparare il terreno perché scorra più libera.
Cosa aiuta l’ossitocina a scorrere?
Spesso sono cose semplici.
Un abbraccio, lento… lentissimo. Una candela accesa su una tavola preparata per due. Un bagno caldo. Una giornata a ridere tra amiche. Un pomeriggio a ricamare. Un massaggio con rebozo. Una tisana sul divano. Una passeggiata nel bosco.
Cose belle. E semplici.
Perché l’ossitocina ama il calore.
Ama la calma. Ama il contatto.
Ama l’intimità. Ama sentirsi accolte e sostenute.
Fa più fatica invece quando c’è fretta. Quando ci sentiamo osservate.
Quando il corpo percepisce pressione.
Quando tutto sembra diventare una corsa verso una meta.
Quando il volume si abbassa
A volte il travaglio arriva proprio lì.
Quando il volume si abbassa. Quando il corpo smette di sentirsi spinto.
Quando la mente rallenta abbastanza da lasciare spazio alla fisiologia.
Quando la terra sembra sussurrare: con i tuoi tempi. non c’è fretta.
Non significa che tutto sarà prevedibile o che ogni attesa sarà semplice.
Ci possono essere paura, stanchezza, impazienza. E va bene anche questo.
Ma dentro quei giorni sospesi può esserci uno spazio prezioso: un tempo da abitare. Non un vuoto da riempire nè una prova da superare.
Un tempo in cui il corpo continua il suo lavoro silenzioso.
Accompagnare l’attesa
A volte accompagnare una donna alla fine della gravidanza significa proprio questo.
Aiutarla a costruire intorno a sé uno spazio che nutra sicurezza, morbidezza… e ossitocina.
Uno spazio in cui tornare nel corpo.
Respirare. Sentirsi sostenuta. Abbassare un po’ il controllo.
E lasciare che il corpo faccia ciò che sa fare.
Se sei alla fine della gravidanza e senti il bisogno di essere accompagnata in questo tempo sospeso, puoi scrivermi.
Se sei una doula o vuoi diventarlo e vuoi approfondire insieme a me “l’arte della Doula”, sono qua a condividere il mio sapere.

