Oltre l’arrendevolezza, il potere

C’è una parola che accompagna il travaglio più di quanto siamo abituate a raccontare: arrendevolezza.

E’ una parola che spesso fraintendiamo: perchè arrendersi non significa rinunciare nè diventare passive.

Significa smettere di opporre resistenza.

Quando il potere emerge dal corpo

In travaglio, a un certo punto, la donna incontra una forza che non arriva dall’esterno.

È il suo corpo.

È il suo istinto: il suo potere creativo che si manifesta attraverso le onde delle contrazioni.

Eppure proprio lì, davanti a quella forza, può emergere una paura sottile.

La paura di lasciarsi andare, di non poter controllare.

E anche la paura di scoprire quanto siamo profonde, selvaggiamente mammifere, immense.

La paura della propria forza

Perché l’istinto non chiede il permesso alla mente. Non è educato, nè lineare.

Non cerca approvazione.

Non si preoccupa di apparire compreso.

Non segue le regole che abbiamo imparato per sentirci adeguate.

L’istinto geme, muove, chiede, apre, trasforma.

E ci conduce in territori interiori che non possiamo prevedere.

Forse è questo il vero passaggio del travaglio che spaventa:

non sapere chi saremo dall’altra parte, non sapere cosa scopriremo di noi stesse se smettessimo di trattenere una forza che è già presente.

Scendere nella propria profondità

L’ossitocina e le endorfine accompagnano questo viaggio, aiutando la donna a scendere sempre più dentro di sé, navigando uno stato alterato di coscienza: uno spazio dove il pensiero perde centralità e il corpo torna a parlare la sua lingua più antica.

Ma qui il passo dell’arrendevolezza è necessario: serve smettere di opporre resistenza a ciò che siamo, davvero.

E non si dà solo grazie alla sicurezza delle circostanze, si compie dandosi la disponibilità di incontrare e lasciarsi abitare dalla propria potenza.

Nasce dalla scelta di mollare la presa e permettere a questo potere di manifestarsi.

Il travaglio come soglia

E allora il travaglio diventa qualcosa di più della nascita di un bambino.

Diventa un incontro.

Con quella parte di noi che abbiamo imparato a contenere, a ridimensionare, a controllare.

E che invece aspetta soltanto di essere riconosciuta, vista, abitata.

Attraversare la soglia stretta

Perché arrendersi al proprio potere non significa sentirsi al sicuro.

Significa continuare ad avanzare anche quando non sappiamo esattamente dove questa forza ci porterà.

Significa fidarsi di sé abbastanza da attraversare una soglia stretta, lasciandosi alle spalle ciò che trattiene, irrigidisce, resiste.

Significa avanzare indomite, al buio, senza vedere chi incontreremo.

A te, donna sulla soglia, e se dall’altra parte del controllo ci fossi – solo e veramente – tu?